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17 May Leggete assolutamente! Ol'ga Sedakova ad Esperimenti DanteschiLECTURA DANTIS/ Se una poetessa russa impara l’italiano per leggere la Commedia
sabato 16 maggio 2009
Mercoledì scorso nelle aule dell’Università degli Studi di Milano uno tra i maggiori poeti russi contemporanei, Ol’ga Sedakova, ha commentato i canti XXVII-XXVIII-XXIX del Purgatorio di Dante all’interno del ciclo di incontri di Esperimenti Danteschi. L’iniziativa, sostenuta dall’Università e patrocinata dal Comune di Milano, è sorta cinque anni fa dall’idea di un gruppo di studenti appassionati al poema dantesco, che desideravano approfondirne lo studio e – come recita la prefazione al volume degli atti delle conferenze dell’edizione del 2008 – «coinvolgere alcuni professori in un ciclo di incontri che consentisse, nell’arco di tre anni di completare la lettura integrale della Commedia, sacrificata dai programmi ministeriali dell’università riformata. Da una amicizia giocata nella comune passione per la letteratura e per Dante, divenuta presto contagiosa, dall’incontro libero e appassionato, a tratti perfino acceso, tra docenti e studenti è nata un’iniziativa che a ben vedere non fa altro che riproporre lo spirito che ha dato origine all’universitas del XII secolo». La prima edizione, svoltasi nel 2005, è stata dedicata all’Inferno: sono stati invitati i più importanti dantisti del mondo, impegnati nella lettura di due o tre canti assegnati dagli studenti. Ad essa sono seguite le letture integrali di Purgatorio e Paradiso, fino al 2007. Il grande successo e l’interesse dimostrato dai numerosi partecipanti, studenti e semplici appassionati, ha spinto a organizzare un nuovo ciclo, iniziato lo scorso anno e coronato, per la prima volta, dalla pubblicazione di un volume. Ma torniamo a Ol’ga Sedakova. Da dove è potuto sorgere l’incontro così peculiare tra una poetessa russa e Dante? La risposta è contenuta in un’osservazione che la Sedakova ha proposto alla conferenza tenuta lo scorso anno sempre nell’ambito di Esperimenti danteschi: «Dante non è solo arte che genera arte. Egli è anche pensiero che genera pensiero. E di più: esperienza che genera esperienza. L’ultima cosa, forse, per me è la più importante». Olga Sedakova, erede di Anna Achmatova, Osip Mandel’štam, e della grande tradizione poetica russa, è stata poeta del samizdat – la cultura “sommersa” negli anni del regime sovietico – e ha cominciato ad essere pubblicata liberamente in Russia soltanto a partire dal ‘90. Non pubblicata non significa non letta: innumerevoli copie clandestine dei suoi versi venivano passate di mano in mano, a rischio e pericolo di chiunque ne fosse in possesso. Anche ritrovarsi insieme ai propri amici per leggere gli autori proibiti dalla censura era considerata un’attività sovversiva. Che cosa spingeva uomini già privati dello stretto necessario a rischiare tanto per poter leggere insieme dei versi? «Non c’era nessuna organizzazione predefinita, ma solo un gran bisogno di poesia, di una poesia che raccontasse delle questioni “radicali” dell’esistenza», risponde Olga Sedakova. «La felicità autentica ci si rivelava innanzitutto nell’arte, nell’arte che era stata cacciata dal paradiso sovietico: un’arte strana, inquietante, complessa, assolutamente diversa da tutto quello che avevamo intorno. La voce di quest’arte ci parlava della grandezza e della libertà dell’anima. Ci infondeva l’amore a ciò che Mandel’štam chiamava “boccata d’aria rubata” e ad ogni espressione dell’uomo che si raddrizzava in tutta la sua statura: la statura del pensiero, del cuore, dell’anima». Il bisogno dell’arte coincideva dunque con l’esigenza più profonda della persona, un’esigenza vitale quanto il respiro. Questo bisogno era vivissimo anche nella Sedakova, al punto che decise di imparare l’italiano per poter leggere Dante in lingua originale. Alla fine degli anni ‘70 Ol’ga Sedakova e alcuni amici cominciarono così ad incontrarsi per leggere insieme i versi della Commedia, dando vita ad una sorta di clandestina lectura Dantis: una situazione del tutto sui generis per un’epoca in cui il regime tentava di impedire qualsiasi forma di incontro spontaneo e di reale condivisione. Sono stati proprio questi stessi caratteri “sovversivi” che hanno spinto la Sedakova a partecipare ad Esperimenti Danteschi, quest’anno per la seconda volta. Nei canti XXVII-XXVIII-XXIX del Purgatorio la Sedakova si concentrata in particolare sul tema del Paradiso Terrestre, in cui viene messa a fuoco la natura dell’esperienza profondamente umana della poesia: «Questo istante di verità, questo mirabile oblio di ogni possibilità di errore e fallimento, della propria dolorosa imperfezione, è ciò che l’uomo chiama felicità pura. Il dono della poesia come tale, indipendentemente dai suoi contenuti concreti è il dono di questa felicità, il dono della memoria dell’Eden». «In questo gruppo di canti, e solo qui, noi vediamo Dante-poeta nello stretto senso della sua professionalità: vediamo che cosa sia la passione letteraria, la gratitudine al modello, la riconoscenza dell’autore al lettore, che non vien meno neppure dopo la tomba; che cosa sia la fede dei poeti nell’immortalità delle proprie dette e inchiostri (entrambi i termini stanno ad indicare i versi): Che Lete non può torre ne far bigio. L’influsso del modello virgiliano viene assimilato all’azione del fuoco, che accende il fuoco del successore, e l’“autore” venerato diviene più caro del padre e della madre. Il rapporto di Stazio nei confronti di Virgilio e di Dante verso Guido Guinizelli (padre del «dolce stil novo») è più caloroso dei legami di sangue. Virgilio è, infatti, lo piu’ che padre». (Vera Pozzi) 30 April Negra SombraCando penso que te fuches,
Negra sombra que me asombras, Ó pé dos meus cabezales Tornas facéndome mofa. Cando maxino que es ida, No mesmo sol te me amostras, I eres a estrela que brila, I eres o vento que zoa. Si cantan es ti que cantas; Si choran, es ti que choras, I es o marmurio do río, I es a noite i es a aurora. En todo estás e ti es todo, Pra min y en min mesma moras, Nin me dexarás ti nunca, Sombra que sempre me asombras Rosalia De Castro (Follas Novas, 1880)
Quando penso che tu sia fuggito, la tua ombra scura mi sorprende e ritorni ai piedi del mio capezzale cogliendomi di sorpresa. Quando immagino che tu te ne sia andato, ti mostri nel sole stesso, sei la stella che brilla, il vento che fischia. Se cantano sei tu che canti, se piangono sei tu che piangi, sei il fremito del fiume, sei la notte e l’aurora. Tu sei in tutto e sei tutto per me. In me dimori. Non lasciarmi mai, ombra che sempre mi sorprendi. Per il link alla canzone: http://www.youtube.com/watch?v=k_sgIJSGWNU&eurl=http%3A%2F%2Fwww%2Efacebook%2Ecom%2Fhome%2Ephp%3F&feature=player_embedded 20 April Dal blog di un amico, PirandelloL'idealista:-Ma scusate! Se l'uomo può intendere e concepire così l'infinita sua piccolezza che vuol dire? Vuol dire ch'egli intende e concepisce l'infinita grandezza dell'Universo! E come si può dir piccolo,dunque, l'uomo? Voi scherzate! Piccolo? Ma dentro di me dev'esserci per forza, capite? qualcosa di quest'infinito, se no io non lo intenderei, come non lo intende... che so? questa mia scarpa, puta caso, o il mio cappello. Qualcosa che se io affiso... così... gli occhi alle stelle, ecco, s'apre, egregio professore, s'apre e diventa, come niente, plaga di spazio, in cui roteano mondi, dico mondi di cui sento la formidabile grandezza. Ma questa grandezza di chi è? E' mia caro professore! Perché è sentimento mio! E come potete dunque dire che l'uomo è piccolo, se ha in sè tanta grandezza? L'altro:- Ah, tu così ragioni? Questo prima di tutto, l'ha detto Pascal. Ma va' avanti! va' avanti, perdio! Dimmi ora che significa. Significa che la grandezza dell'uomo, se mai, è solo a patto di sentire la sua infinita piccolezza! Significa che l'uomo è solo grande quando al cospetto dell'infinito si sente e si vede piccolissimo; e che non è mai così piccolo, come quando si sente grande! Questo significa! E che conforto e che consolazione ti può venir da questo? 18 October Comunicazione di servizioCari amici,
per ragioni di spazio e leggerezza e non, come si potrebbe supporre dalla nuova grafica, di seriosità, il blog si sposta su questo indirizzo:
Spero che la nuova versione faciliti la lettura!
A presto!
Giulia 3 September su Avvenire di oggi (3 settembre '08)
La fede negata
Claudio Monici
C’ è chi non dorme mai più del trascorrere di una manciata di ore nello stesso nascondiglio. E appena la luce del giorno spezza l’orizzonte come una lama di fuoco, raccoglie i propri oggetti, gli stracci salvati dalla violenza e forse una Bibbia, per ricominciare un cammino che resta circolare. Che gira attorno alla ruota della vita, la propria vita. Nascondersi per non essere picchiato a morte. E a qualcuno accade anche di doverlo fare nella grande capitale dello Stato di Orissa, al momento ancora tranquilla. Per salvarsi dalla vendetta, e dalle minacce di morte promesse a corollario della sua attività a sostegno degli ultimi.
Minacce ancora più antiche della violenza dell’integralismo indù che è riesplosa in questi giorni. Sono rifugi che si perdono nel folto della foresta, in uno sperduto e anonimo villaggio, graziato dal fuoco fondamentalista, ma spesso anche nelle stesse case spalancate furtivamente dagli amici con un cuore indù e che oggi celebreranno la festività nazionale indiana della divinità della ricchezza e del successo dalla testa di elefante, Ganesha. La caccia al cristiano in Orissa, da quello che riesce a filtrare dal muro della paura che ancora resta alto e difficile da scalfire, non potendo muoversi in sicurezza, è un focolaio che arde soprattutto nel distretto interno di Kandhamal. Dove il 23 agosto è stato ucciso il leader indù Laxmanananda Saraswati, insieme ad altri cinque accompagnatori fedelissimi. Un attentato dai contorni mai chiariti. Una strage avvenuta per il lancio di una bomba a mano, rivendicata e poi smentita dal movimento della guerriglia maoista. Mentre i gruppi oltranzisti indù hanno subito gettato la colpa sui cristiani. È stata la scintilla che ha infiammato tredici distretti, sui 30 che compongono lo Stato federale; dove la violenza è riesplosa, causando decine di vittime – ma restano sempre delle stime, perché nessuno ha ancora la possibilità di rendersi conto della reale situazione – così come è di almeno 40, 50mila il numero dei cristiani che da dieci giorni, con poco cibo e scarsa acqua, con una temperatura costante che si aggira sui 35 gradi e un alto tasso di umidità nell’aria, sono costretti a sopravvivere nel folto della giungla. « Paura e ancora paura » , è la frase composta più ripetuta da quanti hanno visto, ma anche decisamente subito sulla propria pelle, sferzata dai colpi coltello e di spranga di ferro. Tra cui preti e suore. Sono parole dal ritmo uniforme, come a sottolineare che non si può aggiungere altro, ne vedere colpe o ragioni, quando le ferite sono ancora aperte e la morte è fresca. « Sappiamo da dove tutto è cominciato, e ci domandiamo dove questa situazione ci porterà – è l’ansia che accompagna le parole di un padre indiano che preferisce restare anonimo –. la situazione della sicurezza non permette di viaggiare nelle zone distrutte. Le forze paramilitari inviate in rinforzo dal governo centrale lo hanno impedito anche a politici venuti da Nuova Delhi. Ma c’è un altro elemento che ci fa stare male ed è quello di non potere fare nulla per la nostra gente che soffre da sola nelle zone infestate dalle bande estremiste indù dei bajarangi dal » . Ma altre « voci » ancora più inquietanti giungono dal distretto di Boud: « Dopo un incontro di indù pagati per fare il lavoro sporco, sarebbe stato deciso di uccidere un prete e una suora » . Vero o falso che sia questo « incitare la morte » , comunque serve a mantenere alto il terrore tra la gente e creare quello sgomento che spinge verso le conversioni forzate all’induismo. Una delegazione composta da cristiani, indù e musulmani, a New Delhi, ha voluto affidare la propria preghiera direttamente nelle mani del presidente indiano Pratibha Pastil, « affinché faccia pressione sullo Stato di Orissa per mettere fine alla persecuzione e protegga la comunità cristiana » . Abraham Mathai, uno dei delegati, ha spiegato: « Sono stati interpellati il primo ministro e i ministri federali, ma in Orissa nonostante i ripetuti appelli, la violenza non ha cessato di ardere. Il presidente è la nostra ultima risorsa per fermare gli attacchi anticristiani e fino a quel giorno tutti i cristiani indiani, in segno di lutto e protesta, indosseranno un nastrino nero » . Della delegazione facevano parte anche l’arcivescovo di Delhi, monsignor Vincent Concessao, e quello di Cuttack Bhubaneswar, monsignor Raphael Cheenath, capo della Chiesa in Orissa. Ad una ventina di chilometri dalla capitale Bhubaneswar, in una cameretta del « Loyola hospital » , un ventilatore appeso al soffitto cerca di dare un po’ di sollievo a padre Bernard Digal, brutalmente picchiato con una spranga di ferro che quasi gli ha sfondato la calotta cranica, spezzato un ginocchio e frantumato la schiena. Le sue condizioni sono critiche, e ieri è stato trasferito a New Delhi. Con un filo di voce racconta: « Ricordo di avere camminato per tre giorni nella foresta. Cercavo un rifugio. Ero seguito da un gruppo di facinorosi. Mi hanno aggredito una prima volta e sono riuscito a scappare. Pensavo di andare da un confratello, ma ho visto la sua casa che bruciava e mi sono nascosto in chiesa. Qui sono stato aggredito al grido « ne avete ucciso uno noi vi uccideremo in mille » , la vendetta per la morte del loro capo indù. Mi colpivano col ferro e io piangevo lacrime miste al sangue. Prima di perdere i sensi ho sentito qualcuno che gridava « bruciamolo, bruciamolo » . Per fortuna il fuoco si è spento. Aiutateci a mettere fine a questa tragedia » . La paura regna anche nella capitale dello Stato: in molti costretti a dormire ogni notte in un posto diverso per non farsi individuare Il drammatico racconto di padre Bernard, brutalmente picchiato dagli integralisti: «Mi colpivano e piangevo lacrime e sangue» 13 August Vinicio Capossela, ovunque proteggiNon dormo ho gli occhi aperti per te,
Guardo fuori e guardo intorno
Com’è gonfia la strada
Di polvere e vento
Nel viale del ritorno
E quando arrivi
Quando verrai per me
Guarda all’angolo del cielo
Dov’è scritto il tuo nome
Ed è scritto nel ferro
Del cerchio di un anello
E ancora mi innamora
E mi fa sospirare così
Adesso e per quando
Tornerà l’incanto..
E se mi trovi stanco
Se mi trovi spento
Se il meglio è già venuto
E non ho saputo
Tenerlo dentro me
I vecchi già lo sanno il perché
E anche gli alberghi tristi
Che troppo è per poco
E non basta ancora
Ed è una volta sola
Ancora proteggi
La grazia del mio cuore
Adesso e per quando
Tornerà l’incanto
L’incanto di te
Di te vicino a me
Ho sassi nelle scarpe
E polvere sul cuore
Freddo nel sole
E non bastan le parole
Mi spiace se ho peccato
Mi spiace se ho sbagliato
Se non ci sono stato
Se non sono tornato
Ma ancora proteggi
La grazia del mio cuore
Adesso e per quando
Tornerà nel tempo
Il tempo per partire
Il tempo di restare…
Il tempo di lasciare
Il tempo di abbracciare
In ricchezza e in fortuna
In pena e povertà
Nella gioia e nel clamore
Nel lutto e nel dolore
Nel freddo e nel sole
Nel sonno e nel rumore
Ovunque proteggi
La grazia del mio cuore
Ovunque proteggi
La grazia del tuo cuore
Ovunque proteggi
Proteggimi nel male
Ovunque proteggi
La grazia del tuo cuore
30 July dal dentro delle coseL’occhio guarda, per questo è fondamentale. È l’unico che può accorgersi della bellezza. La visione può essere simmetrica lineare o parallela in perfetto affiancamento con l’orizzonte. Ma può essere anche asimmetrica, sghemba, capricciosa, non importa, perché la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune. E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Ma che certe volte si sveli non c’è dubbio [...]. Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio. Pier Paolo Pasolini 28 July Foi DeusNon so, nessuno sa perchè canto il fado in questo tono ferito di dolore e di pianto. E in questo tormento, in tutta la sofferenza, io sento che l'anima si calma nei versi che canto.
Fu Dio che diede la luce agli occhi, profumo alle rose, diede oro al sole e argento alla luce della luna. Fu Dio che mi mise nel petto un rosario di pene che sto sfidando e piango nel cantarlo. Pose le stelle nel cielo, fece lo spazio senza fine, diede il nero alle rondini e diede questa voce a me.
Se canto, non so che canto. Un misto di avventura, malinconia e tenerezza e a volte amore. Ma so che cantando accade lo stesso di quando si ha un dispiacere e il pianto ci lascia il volto bagnato. Fu Dio che diede voce al vento, luce al cielo e diede l'azzurro alle onde del mare. Fu Dio che mi mise nel petto un rosario di pene che sto sfidando e piango nel cantarlo. Fece l'usignolo poeta, pose nel campo il fiorellino, diede i fiori alla primavera e diede questa voce a me.
Não sei, não sabe ninguém Porque canto fado, neste tom magoado De dor e de pranto E neste tormento, todo o sofrimento Eu sinto que a alma cá dentro se acalma Nos versos que canto. Foi Deus que deu luz aos olhos Perfumou as rosas, deu ouro ao sol e prata ao luar Ai, foi Deus que me pôs no peito Um rosário de penas que vou desfiando e choro a cantar E pôs as estrelas no céu Fez o espaço sem fim Deu luto as andorinhas Ai, deu-me esta voz a mim Se canto, não sei porque canto Misto de ternura, saudade, ventura e talvez de amor Mas sei que cantando Sinto o mesmo quando, me vem um desgosto E o pranto no rosto nos deixa melhor Foi Deus, que deu voz ao vento Luz no firmamento E pôs o azul nas ondas do mar Ai foi Deus, que me pôs no peito Um rosário de penas que vou desfiando e choro a cantar Fez o poeta o rouxinol Pôs no campo o alecrim Deu flores à primavera ai E deu-me esta voz a mim Luigi Tenco - Lontano, LontanoLontano lontano nel tempo qualche cosa negli occhi di un altro ti farà ripensare ai miei occhi i miei occhi che t'amavano tanto E lontano, lontano nel mondo in un sorriso sulle labbra di un altro troverai quella mia timidezza per cui tu mi prendevi un po' in giro E lontano lontano nel tempo l'espressione di un volto per caso ti farà ricordare il mio volto l'aria triste che tu amavi tanto E lontano lontano nel mondo una sera sarai con un altro e ad un tratto, chissà come e perché ti troverai a parlargli di me di un amore ormai troppo lontano. 12 April Serenata a Castel ToblìnRide la luna ciara
sora castel Toblin; mi 'incordo la chitara ti 'ncorda 'l mandolin e nente 'n barca. Dal vento senza remo ne lasserem portar e allegri canteremo fazendo risonar la Val del Sarca. E quando en mez al lach la melodia passerà 'n sol minor mi te dirò le pene del me cor e ti te me dirai che te sei mia. Tornadi su la riva felize te offrirò en ramoscel de olivo e po' te baserò la boca bela. E taserem; ma alora en coro de ciciòi saluderà quell'ora e passerà su noi l'ultima stela. E quando al primo sol la melodia tornerà 'n mi magior ti, co' la testa bionda sul me cor, te me farai sentir che te sei mia.
Questa l'ho sentita quest'inverno al concerto della Cet. Bellissima. 7 April Inferno"l'Inferno è già qui. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare di saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio" Italo Calvino
grazie a Luci che mi ha dato questo brano.
(alla faccia di Cizzu che pensa che Calvino sia il demonio) 5 April Ciò che abbiamo di più caro (Il grassetto l'ho aggiunto io)
28 March Come manchi tuCome manchi tu
non manca niente di ciò che ha nome. Ma questo silenzio sofferente che sembra inghiottire ogni cosa mi rivela che tu manchi come la gioia che nessuno sa chiamare. Davide Rondoni (da Apocalisse Amore) 24 March Buona Pasqua!Non è a forza di scrupoli
Che un uomo diventerà grande. La grandezza arriva, a Dio piacendo, come un bel giorno. Albert Camus
Questo mondo moderno non è solamente un mondo di cattivo cristianesimo, questo non sarebbe nulla, ma un mondo incristiano, scristianizzato. Ciò che è precisamente il disastro è che le nostre stesse miserie non sono più cristiane. C'era la cattiveria dei tempi anche sotto i Romani. Ma Gesù venne. Egli non perse i suoi anni a gemere ed interpellare la cattiveria dei tempi. Egli taglia corto. In un modo molto semplice. Facendo il cristianesimo. Egli non si mise a incriminare, ad accusare qualcuno. Egli salvò. Non incriminò il mondo. Egli salvò il mondo.
Charles Peguy, Véronique
Qual è la ragione? “Ti ho amato di un amore eterno, perciò ti ho fatto parte di me, avendo pietà del tuo niente”: il palpito del cuore è la pietà del tuo niente, ma la ragione è che tu partecipassi all’essere.
Buona Pasqua (in ritardo) Dante"Quali fioretti dal notturno gelo tal mi fec’ io di mia virtude stanca,
Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno II vv. 127-132 27 December 100, Pennsylvania ave (Guccini)La strada dalla Pennsylvania Station sembrava attraversasse il continente
Questa canzone è struggente perchè appare piena di una nostalgia leggera, impalpabile come nebbia, o foschia, per le cose che amavamo rimaste incompiute, sospese nel passato, e che continuano a tornare... che chiedono di non esser passate invano, che chiedono un compimento, un pò come quella canzone napoletana che dice "t'aggio voluto bene a te, tu m'hai voluto bene a me, mo non c'ammamme cchiù, ma'e'vvote tu distrattamente piens'a mme"... Tu cosa sei, e chi siamo? ... sarà scemo, ma ci sono io in quella canzone. (E forse le cose tornano perchè non se ne sono mai andate, ma sono lì, restano, e aspettano il loro compimento) 24 December Natale 07![]() 1In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era in principio presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. 6Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. 11Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. 12A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni gli rende testimonianza e grida: "Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me". 16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. 17Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. Buon Natale!
Che la portata della Grazia che ci è stata donata sia sempre più chiara, evidente e trasparente nella nostra vita.
22 December Come al solito, l'amico fu profetico...Corollario (6)
Se mi stacco da te, mi strappo tutto: ma il mio meglio (o il mio peggio) ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso: ritorno in me, quando ritorno in te: (e mi ritrovo i pollici e i polmoni): tra poco atterro a Madrid: (in coda qui all’aereo, selezionati miei connazionali, gente d’affari, dicono numeri e numeri, mentre bevono e fumano, eccitati, agitatamente ridendo): vivo ancora per te, se vivo ancora. (Edoardo Sanguineti) 23 September Io che non vivo più di un'ora senza te, come posso stare una vita senza te?E così, si parte. Domani mattina. Sembra impossibile che accettare quell'invito alla vacanza di GS tre estati fa abbia portato a questo cambiamento adesso. Io a Milano, e chi se lo sarebbe mai aspettato. E si va! - Ma perchè la nostra vita al fondo è nelle mani di un Altro (come dice papà). I volti di adesso già mancano - e sarà sempre di più -, ma non sono persi, non saranno persi... e non per nostra bravura nel mantenere i rapporti "vivi", ma per grazia, perchè "quello che comincia con Cristo non finisce più" (frase che a GS mi ha stupito un sacco, l'ha scritta Giovanna su di un'immaginetta che ha regalato a ognuno di noi giessini quando è stata alla tomba di don Giuss). Non sono persi, né lontani... (beh, fisicamente si, ma "chi porti nel cuore è più vicino di te", come dice Chieffo). (E speriamo di rimanere su più dei tre mesi già pagati...!!) Grazie di tutto, Amici!! Canzone per te E’ lunga questa notte l’avventura e l’autostrada non finisce mai, penso a tutte le cose che ho avuto, penso a tutte le cose che mi dai. La nebbia adesso non mi fa paura e immagino i bambini addormentati, anche stanotte torno, stai sicura, il giorno ci ritroverà abbracciati. Penso a tutti gli amici che ho incontrato, a quelli che non ho saputo amare, a tutte le canzoni che ho cantato e a te che non ti stanchi di aspettare. E’ bella la fatica del lavoro, la contentezza non finisce mai, penso a tutte le cose che mi hai dato, penso a tutte le cose che mi dai. I miei passi diventano pensieri e i pensieri diventano Qualcuno, diventano Te, Padre, grande e buono che per amore hai cominciato il gioco. Non lasciare che un giorno me ne vada, dammi sempre la forza di lottare: è ancora molto lunga questa strada e ho ancora tanta voglia di cantare... Canzone del destino Adesso che sei diventato grande, adesso che te ne vai, mi piace guardarti senza farmi vedere, tanto so che tu lo sai… va’, non fermarti, attraversa il tuo campo di grano, no, non voltarti il Destino ti porta lontano, lontano, lontano, ma lontano non è: chi porti nel cuore è più vicino di te. Solo ora mi accorgo di come assomigli a tua madre, a tua madre più che a me, tua madre che ride, tua madre che piange, tua madre senza di te… va’, non fermarti, attraversa il tuo campo di grano, no, non voltarti il Destino ti porta lontano, lontano, lontano, ma lontano non è: chi porti nel cuore è più vicino di te. Ricordati sempre il fuoco del viaggio, il Pane ed il Vino, gli amici di un tempo e quelli che verranno, la gioia del cammino…va’, non fermarti, attraversa il tuo campo di grano, no, non voltarti il Destino ti porta lontano, lontano, lontano, ma lontano non è: chi porti nel cuore è più vicino di te. Claudio Chieffo PS: sia chiaro che con "Amici" intendo anche i miei parenti! 21 September Da ClanDestino Zoom n.224 - 20.09.2007Stavolta Altan ha ragione L’omarino nasuto e triste fa centro, centrissimo. Dal suo sgabello, in prima pagina di “Repubblica” del 18 settembre scorso, il suddetto glossa: “Emozionatemi, sennò mi tocca di pensare”.
Qualcuno potrebbe storcere il naso – per il colpo generico – ma io invece mi inchino, per la stupenda stoccata generale. Provate a girare il mondo – con un fantastico wiew – master, il visorino in bachelite con i dischetti e le immagini da guardare in 3D – e diteci che non è vero. Emozionati/incavolati per Grillo e i suoi proclami, emozionati/sconvolti per Garlasco, la dolce Chiara e il suo/i suoi carnefici o per la piccola Maddy sparita in Portogallo, emozionati/impegnati per il clima che cambia o la pace che non c’è, emozionati e basta per la moto Gp o per i gol della domenica..... Tutta un’emozione, un subbuglio di sentire, in cui – a mala pena – si sta a galla. Stop agli eventuali equivoci: l’emozione c’è, è giusta, sboccia come il primo fiore selvatico dopo un lungo inverno. Ma non può fare il surrogato del pensiero: direbbe, infatti, il Signor De La Palisse che senza pensiero non si pensa. L’emozione – da sola – è un fuoco ma, alla fine, rischia di non scaldare nessuno, e i fiori selvatici muoiono. Manca il pensiero, non quello (un po’ fasullo) che si fa con la fonte aggrottata, ma quello che ci spinge ad inseguire ciò che cerchiamo veramente. sdm 12 September Ascoltate!
11 September Diario di un dolore, C.S. LewisLe immagini, devo supporre, hanno una loro utilità, o non sarebbero così diffuse. (Non fa differenza che siano dentro o fuori la mente, ritratti e statue oppure costrutti dell'immaginazione). Ma per me è più evidente il loro pericolo. Le immagini del Sacro diventano facilmente immagini sacre, sacrosante. La mia idea di Dio non è un'idea divina. Deve essere continuamente mandata in frantumi, Ed è Lui stesso a farlo. Lui, il grande iconoclasta. Non potremmo quasi dire che questa frantumazione è uno dei segni della Sua presenza? L'esempio supremo è l'Incarnazione, che lascia distrutte dietro di sé tutte le precedenti idee del Messia. I più sono "offesi" dall'iconoclastia; e beati quelli che non lo sono. Ma la stessa cosa accade nelle nostre preghiere private.
Tutta la realtà è iconoclastica. L'amata terrena, già in questa vita, trionfa incessantemente sulla semplice idea che abbiamo di lei. E noi vogliamo che sia così: la vogliamo con tutte le sue resistenze, i suoi difetti, la sua imprevedibilità. Ossia, nella sua realtà solida e indipendente. Ed è questo, e non un'immagine, o un ricordo, che dobbiamo continuare ad amare, dopo che è morta.
"Questo", però, non è immaginabile ora. H. e tutti i morti sono, in questo senso, simili a Dio. In questo senso amarla è diventato, nella sua misura, come amare Lui. In entrambi i casi devo tendere le braccia e le mani dell'amore (gli occhi qui non servono) verso la realtà, sforzandomi di superare tutta la mutevole fantasmagoria dei miei pensieri, delle mie passioni, delle mie fantasie. Non devo tenermi pago della fantasmagoria, e adorarla al posto di Lui, o amarla al posto di lei.
Non la mia idea di Dio, ma Dio. Non la mia idea di H., ma H. Sì, e anche non la mia idea del mio prossimo, ma il mio prossimo. Forse che non facciamo spesso questo errore con chi è ancora vivo, con chi è accanto a noi nella stessa stanza? Rivolgendo le nostre parole e le nostre azioni non all'uomo vero ma al ritratto, al riassunto, quasi, che ne abbiamo fatto nella nostra mente? E bisogna che lui se ne discosti in modo radicale perchè noi arriviamo ad accorgercene. Nella vita reale (è una delle differenze tra la vita e i romanzi) le sue parole e le sue azioni, a osservarle bene, non sono quasi mai "in carattere", ossia, non rientrano in ciò che chiamiamo il suo personaggio. Nella sua mano c'è sempre una carta di cui non sapevamo nulla.
(C.S. Lewis, da Diario di un dolore, Adelphi, pag 74 - 76)
8 September News (un pò Olds, ma non troppo)Ciao a tutti,
in questi giorni non ho molto tempo (né voglia) di scrivere qui. E' per questo che l'ultimo post risale a 10 giorni fà.
...Non ho nemmeno raccontato il Meeting. Comunque è stato stupendo. Davvero. Io ci ho lavorato, servizio d'ordine (sorveglianza... che belli i rapporti che sono nati!), ed è proprio collaborare al Regno, è così! Perchè il Regno comincia qui ed è la Verità per cui siamo stati fatti, che massimamente ci corrisponde. E' quell'Uomo la Verità e ci chiede di aderire a Lui. E poi c'è stato Loreto! Il Papa è stato grandioso ed è sorprendente vedere come lo Spirito Santo passi attraverso esperienze che sembrano tanto distanti, (non me ne vogliano gli altri movimenti... né le parrocchie) quasi incompatibili!
In questi giorni invece ho una scelta enorme da fare. L'università. A volte è un pò schiacciante, però sono io che mi faccio mille ostacoli. In realtà è semplice, ma a volte siamo noi che con la nostra fragilità abbiamo come mille lenti di tutte le fatture di fronte agli occhi, e quindi le immagini si vedono un pò sfocate, un pò distorte, di colori diversi. Però poi arriva qualcuno che ti toglie quelle lenti e per un attimo hai tutto chiaro di fronte. (Beh, certo, a volte te le rimetti da solo, anche se non è una mossa intelligente!) Chiedo di affidarmi fino in fondo, io che non lo so fare...
A questo proposito, ho letto "Diario di un dolore" che è spettacolare (Lewis è uno grande!) e quasi sembra che abbia scritto le cose che sapevi ma che non avevi mai detto, a cui non avevi pensato, ma che hai riconosciuto subito come le tue.
(Il collegamento con quello che ho detto prima, lo scoprirete quando posterò qui i brani che ho evidenziato... e vai a trovare il tempo...!) 27 August Messaggio di don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL,Cari amici, preghiamo per Claudio Chieffo, che ora vede faccia a faccia il volto buono del Mistero che fa tutte le cose e che egli ha desiderato e cantato per tutta la vita.
La poesia delle sue canzoni ha espresso la passione per la presenza di Cristo come di Colui che svela a ciascuno di noi il significato del dramma della vita, facendosi compagno del cammino al Destino. Il nostro popolo, educato dal suo canto, continua a camminare nella certezza che «è bella la strada che porta a casa», dove ora don Giussani e don Ricci accolgono Claudio. Julián Carrón Rimini, 19 agosto 2007
CLAUDIO Ringraziamo il Signore Ringraziamo tutti gli amici, Marta, Martino, Benedetto e Maria Celeste ChieffoSono appena tornata dal Meeting. Per prima cosa, non posso fare altro che ricordare un Amico, Claudio Chieffo.
Non l'ho mai conosciuto di persona, ma è stato presenza costante nei giorni - con cui misurarsi e maestro del mio canto, perchè è stato anche da lui che ho imparato a cantare mettendoci un pò più me stessa - e soprattutto, grazie alle sue canzoni, punto in cui il mio sguardo riacquista la luce che spesso disperdo in giro, non guardando la meta, perdendo il "punto fermo tra le onde del mare", come ha detto lui, non guardando Cristo.
E invece lui L'ha cantato fino alla fine! Ha cantato la Misericordia fino alla fine. E adesso La guarda, faccia a faccia.
Nella nostalgia e nel dolore per questa perdita (il mio non sarà che un centesimo di milligrammo di quello dei suoi, lo so), non posso che essere piena di gratitudine per il "si" di quest'uomo, Amico!
“L’uomo fermo davanti al cielo vide che non era solo:
mille angeli di Dio accompagnavano il suo volo. Era già sera e i poeti e i santi cantavano la gloria del Signore, era già sera e scendeva il sole nel mare che accoglieva il suo respiro.” Confine, Claudio Chieffo
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