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Bellezza è splendore del Vero
August 13

Vinicio Capossela, ovunque proteggi

 
Non dormo ho gli occhi aperti per te,
Guardo fuori e guardo intorno
Com’è gonfia la strada
Di polvere e vento
Nel viale del ritorno
E quando arrivi
Quando verrai per me
Guarda all’angolo del cielo
Dov’è scritto il tuo nome
Ed è scritto nel ferro
Del cerchio di un anello
E ancora mi innamora
E mi fa sospirare così
Adesso e per quando
Tornerà l’incanto..
E se mi trovi stanco
Se mi trovi spento
Se il meglio è già venuto
E non ho saputo
Tenerlo dentro me
I vecchi già lo sanno il perché
E anche gli alberghi tristi
Che troppo è per poco
E non basta ancora
Ed è una volta sola
Ancora proteggi
La grazia del mio cuore
Adesso e per quando
Tornerà l’incanto
L’incanto di te
Di te vicino a me
Ho sassi nelle scarpe
E polvere sul cuore
Freddo nel sole
E non bastan le parole
Mi spiace se ho peccato
Mi spiace se ho sbagliato
Se non ci sono stato
Se non sono tornato
Ma ancora proteggi
La grazia del mio cuore
Adesso e per quando
Tornerà nel tempo
Il tempo per partire
Il tempo di restare…
Il tempo di lasciare
Il tempo di abbracciare
In ricchezza e in fortuna
In pena e povertà
Nella gioia e nel clamore
Nel lutto e nel dolore
Nel freddo e nel sole
Nel sonno e nel rumore
Ovunque proteggi
La grazia del mio cuore
Ovunque proteggi
La grazia del tuo cuore
Ovunque proteggi
Proteggimi nel male
Ovunque proteggi
La grazia del tuo cuore
 
  
July 30

dal dentro delle cose

L’occhio guarda, per questo è fondamentale. È l’unico che può accorgersi della bellezza. La visione può essere simmetrica lineare o parallela in perfetto affiancamento con l’orizzonte. Ma può essere anche asimmetrica, sghemba, capricciosa, non importa, perché la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune. E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Ma che certe volte si sveli non c’è dubbio [...]. Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.

Pier Paolo Pasolini
July 28

Foi Deus

Non so, nessuno sa perchè canto il fado in questo tono ferito di dolore e di pianto. E in questo tormento, in tutta la sofferenza, io sento che l'anima si calma nei versi che canto.
Fu Dio che diede la luce agli occhi, profumo alle rose, diede oro al sole e argento alla luce della luna. Fu Dio che mi mise nel petto un rosario di pene che sto sfidando e piango nel cantarlo. Pose le stelle nel cielo, fece lo spazio senza fine, diede il nero alle rondini e diede questa voce a me.
Se canto, non so che canto. Un misto di avventura, malinconia e tenerezza e a volte amore. Ma so che cantando accade lo stesso di quando si ha un dispiacere e il pianto ci lascia il volto bagnato.
Fu Dio che diede voce al vento, luce al cielo e diede l'azzurro alle onde del mare. Fu Dio che mi mise nel petto un rosario di pene che sto sfidando e piango nel cantarlo. Fece l'usignolo poeta, pose nel campo il fiorellino, diede i fiori alla primavera e diede questa voce a me.
 
 
Não sei, não sabe ninguém
Porque canto fado, neste tom magoado
De dor e de pranto
E neste tormento, todo o sofrimento
Eu sinto que a alma cá dentro se acalma
Nos versos que canto.
Foi Deus que deu luz aos olhos
Perfumou as rosas, deu ouro ao sol e prata ao luar
Ai, foi Deus que me pôs no peito
Um rosário de penas que vou desfiando e choro a cantar
E pôs as estrelas no céu
Fez o espaço sem fim
Deu luto as andorinhas
Ai, deu-me esta voz a mim

Se canto, não sei porque canto
Misto de ternura, saudade, ventura e talvez de amor
Mas sei que cantando
Sinto o mesmo quando, me vem um desgosto
E o pranto no rosto nos deixa melhor
Foi Deus, que deu voz ao vento
Luz no firmamento
E pôs o azul nas ondas do mar
Ai foi Deus, que me pôs no peito
Um rosário de penas que vou desfiando e choro a cantar
Fez o poeta o rouxinol
Pôs no campo o alecrim
Deu flores à primavera ai
E deu-me esta voz a mim

Luigi Tenco - Lontano, Lontano

Lontano lontano nel tempo
qualche cosa negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
i miei occhi che t'amavano tanto
E lontano, lontano nel mondo
in un sorriso sulle labbra di un altro
troverai quella mia timidezza
per cui tu mi prendevi un po' in giro
E lontano lontano nel tempo
l'espressione di un volto per caso
ti farà ricordare il mio volto
l'aria triste che tu amavi tanto
E lontano lontano nel mondo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto, chissà come e perché
ti troverai a parlargli di me
di un amore ormai troppo lontano.
April 12

Serenata a Castel Toblìn

Ride la luna ciara
sora castel Toblin;
mi 'incordo la chitara
ti 'ncorda 'l mandolin
e nente 'n barca.

Dal vento senza remo
ne lasserem portar
e allegri canteremo
fazendo risonar
la Val del Sarca.

E quando en mez al lach la melodia
passerà 'n sol minor
mi te dirò le pene del me cor
e ti te me dirai che te sei mia.

Tornadi su la riva
felize te offrirò
en ramoscel de olivo
e po' te baserò
la boca bela.

E taserem; ma alora
en coro de ciciòi
saluderà quell'ora
e passerà su noi
l'ultima stela.

E quando al primo sol la melodia
tornerà 'n mi magior
ti, co' la testa bionda sul me cor,
te me farai sentir che te sei mia.

 

 

 
 
 
Questa l'ho sentita quest'inverno al concerto della Cet. Bellissima.
April 07

Inferno

"l'Inferno è già qui. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare di saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio"

Italo Calvino

 

 

 

grazie a Luci che mi ha dato questo brano.

 

(alla faccia di Cizzu che pensa che Calvino sia il demonio)

April 05

Ciò che abbiamo di più caro (Il grassetto l'ho aggiunto io)

«Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo».
Benedetto XVI

Elezioni 2008

Ciò che abbiamo di più caro


1) Ogni volta che siamo chiamati alle urne siamo provocati, come cristiani, a rendere ragione della nostra fede. È questo, infatti, a essere ultimamente in gioco nel modo in cui diamo il nostro contributo alla costruzione della società.
Come ci ha insegnato don Giussani, ciò che ognuno ama viene a galla di fronte alle urgenze del vivere: «Se in primo piano è veramente la fede, se ci aspettiamo veramente tutto dal fatto di Cristo, oppure se dal fatto di Cristo ci aspettiamo quello che decidiamo di aspettarci, ultimamente rendendolo spunto e sostegno a nostri progetti o a nostri programmi», emerge di fronte alla prova, nel giudizio e nella decisione.
Perciò le elezioni rappresentano per noi un’occasione educativa unica, per verificare a che cosa teniamo veramente e per smascherare la possibile ambiguità che sta alla radice di ogni nostra azione.

2) Alla politica non chiediamo la salvezza, non è da essa che l’aspettiamo, per noi e per gli altri.
La tradizione della Chiesa ha sempre indicato due criteri ideali per giudicare ogni autorità civile così come ogni proposta politica:

a) la libertas Ecclesiae. Un potere che rispetta la libertà di un fenomeno così sui generis come la Chiesa è per ciò stesso tollerante verso ogni altra autentica aggregazione umana. Il riconoscimento del ruolo anche pubblico della fede e del contributo che essa può dare al cammino degli uomini è, dunque, garanzia di libertà per tutti, non solo per i cristiani.

b) il «bene comune». Un potere che si concepisce come servizio al popolo ha a cuore la difesa di quelle esperienze in cui il desiderio dell’uomo e la sua responsabilità – anche attraverso la costruzione di opere sociali ed economiche, secondo il principio di sussidiarietà – possono crescere in funzione del bene comune, ben sapendo che da nessun programma esso potrà venire realizzato in termini definitivi, a causa del limite intrinseco a ogni tentativo umano.

3) Per queste ragioni noi accordiamo la nostra preferenza a chi promuove una politica e un assetto dello Stato che favoriscano quella “libertà” e quel “bene”, e che possano perciò sostenere la speranza del futuro, difendendo la vita, la famiglia, la libertà di educare e di realizzare opere che incarnino il desiderio dell’uomo. Lo facciamo in un momento storico che esige di non disperdere il voto, per non aggiungere confusione a confusione.
In particolare, invitiamo a guardare ad alcuni amici che, a partire dal personale impegno con la comune esperienza cristiana, hanno già dimostrato in questi anni di perseguire una politica al servizio del bene comune, della sussidiarietà e della libertas Ecclesiae. Ci auguriamo che essi possano continuare a documentare la novità che ha investito la loro vita, come la nostra, affinché nella loro azione si possa rendere ancora più esplicito il frutto dell’educazione ricevuta: una passione per la libertà e per il bene vissuta come carità.

Comunione e Liberazione
Marzo 2008.

March 28

Come manchi tu

Come manchi tu
non manca niente
di ciò che ha nome.

Ma questo silenzio sofferente
che sembra inghiottire ogni cosa
mi rivela che tu manchi
come la gioia
che nessuno sa chiamare.
 
Davide Rondoni (da Apocalisse Amore)
March 24

Buona Pasqua!

Non è a forza di scrupoli
Che un uomo diventerà grande.
La grandezza arriva,
a Dio piacendo,
come un bel giorno.
 
Albert Camus
 
Questo mondo moderno non è solamente un mondo di cattivo cristianesimo, questo non sarebbe nulla, ma un mondo incristiano, scristianizzato. Ciò che è precisamente il disastro è che le nostre stesse miserie non sono più cristiane. C'era la cattiveria dei tempi anche sotto i Romani. Ma Gesù venne. Egli non perse i suoi anni a gemere ed interpellare la cattiveria dei tempi. Egli taglia corto. In un modo molto semplice. Facendo il cristianesimo. Egli non si mise a incriminare, ad accusare qualcuno. Egli salvò. Non incriminò il mondo. Egli salvò il mondo.
 
Charles Peguy, Véronique
 
Dio si è commosso per il nostro niente, per il nostro tradimento, per la nostra povertà rozza, dimentica e traditrice, per la nostra meschinità.
Qual è la ragione? “Ti ho amato di un amore eterno, perciò ti ho fatto parte di me, avendo pietà del tuo niente”: il palpito del cuore è la pietà del tuo niente, ma la ragione è che tu partecipassi all’essere.
 
Luigi Giussani
 

 

Buona Pasqua

(in ritardo)

Dante

"Quali fioretti dal notturno gelo
chinati e chiusi, poi che ’l sol li ’mbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo,

tal mi fec’ io di mia virtude stanca,
e tanto buono ardire al cor mi corse,
ch’i’ cominciai come persona franca"

 

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno II vv. 127-132

December 27

100, Pennsylvania ave (Guccini)

La strada dalla Pennsylvania Station sembrava attraversasse il continente
come se non tornasse più all' indietro, ma andasse sempre avanti ad occidente
fra tombe in ferro-vetro, pianura, pali e gente.
E indietro invece e in fretta ci tornai, ma in certi miei momenti forse oziosi
mi chiedo dove sei e che cosa fai e come passi i tuoi giorni noiosi,
io che non ti risposi in questa casa mia che sai e non sai.

E immagino tu e lui, due americani sicuri e sani, un poco alla John Wayne,
portare avanti i miti kennedyani e far scuola agli indiani:
amore e ecologia lassù nel Maine.

E là insegnare alla povera gente per poco o niente, vita quasi pia,
fingendo o non sapendo proprio niente di quello che può ancora far la CIA,
santi dell'occidente, per gli USA, e così sia...
Mi ha detto chi t' ha vista là da poco che sei rimasta quella che eri allora,
un po' più vecchia, ma quasi per gioco, e forse solo appena un po' signora,
vorrei vederti ora perchè il ricordo mi diventa fioco...

E provo a immaginare in un momento per ridere di stare qui con te,
ma sarebbe poi stato un cambiamento? Ci penso, ma non sento
che un' altra ancora ha i soliti perchè...

Però tu sai che è il gioco d' un istante perchè da allora già lo sentivamo
che possibilità ce ne son tante per quei due tipi che allora eravamo:
io son quasi importante, tu cosa sei, e chi siamo?
Ma forse almeno tu hai conservato quell' ideale che avevamo in testa,
probabilmente in te cenni ha lasciato,ogni cosa alla lunga mi molesta
e cerco un' altra festa e poi le feste in fondo mi han stancato...

Poi erano ideali alla cogliona fatti coi miti del '63,
i due Giovanni e pace un po' alla buona, Ramblas di Barcellona,
la prima crisi dura dentro in me...

Io credo che sappiamo che è diverso se le cose son state poi più avare,
le accetti, tiri avanti e non hai perso se sono differenti dal sognare
perchè non è uno scherzo sapere continuare.
E scusami se sono qui a pensare a te, alle tue parole e ai tuoi sorrisi,
come il "Matto" fra carte da giocare può risolvere un attimo di crisi,
anche se allora smisi, ora vado, e "via andare"...

Non voglio far felice proprio adesso tua madre che odiò l' italiano istrione
quando disse a tuo padre che era un fesso lui e il liberal-progresso
e urlò "rivoluzione!".

Son cose spero che perdonerai com' io ti ho perdonato ormai a quest' ora,
come se fossi solo un piantaguai, il "but I love him" che gli urlasti allora,
così ti canto ancora in questa casa mia che sai e non sai...

 

Questa canzone è struggente perchè appare piena di una nostalgia leggera, impalpabile come nebbia, o foschia, per le cose che amavamo rimaste incompiute, sospese nel passato, e che continuano a tornare... che chiedono di non esser passate invano, che chiedono un compimento, un pò come quella canzone napoletana che dice "t'aggio voluto bene a te, tu m'hai voluto bene a me, mo non c'ammamme cchiù, ma'e'vvote tu distrattamente piens'a mme"...

Tu cosa sei, e chi siamo?

... sarà scemo, ma ci sono io in quella canzone.

(E forse le cose tornano perchè non se ne sono mai andate, ma sono lì, restano, e aspettano il loro compimento)

December 24

Natale 07

 
1In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2Egli era in principio presso Dio:
3tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
4In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
6Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
7Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
9Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
11Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
12A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
15Giovanni gli rende testimonianza
e grida: "Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me".
16Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
17Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18
Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.
 
 
 
Buon Natale!
 
 
Che la portata della Grazia che ci è stata donata sia sempre più chiara, evidente e trasparente nella nostra vita.
 
 
December 22

Come al solito, l'amico fu profetico...

Corollario (6)

Se mi stacco da te, mi strappo tutto:
ma il mio meglio (o il mio peggio)
ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso:
ritorno in me, quando ritorno in te: (e mi ritrovo i pollici e i polmoni):
tra poco atterro a Madrid:
(in coda qui all’aereo, selezionati miei connazionali,
gente d’affari, dicono numeri e numeri, mentre bevono e fumano, eccitati,
agitatamente ridendo):
vivo ancora per te, se vivo ancora.

(Edoardo Sanguineti)
September 23

Io che non vivo più di un'ora senza te, come posso stare una vita senza te?

E così, si parte. Domani mattina.
Sembra impossibile che accettare quell'invito alla vacanza di GS tre estati fa abbia portato a questo cambiamento adesso.
Io a Milano, e chi se lo sarebbe mai aspettato.
E si va! - Ma perchè la nostra vita al fondo è nelle mani di un Altro (come dice papà).
I volti di adesso già mancano - e sarà sempre di più -, ma non sono persi, non saranno persi... e non per nostra bravura nel mantenere i rapporti "vivi", ma per grazia, perchè "quello che comincia con Cristo non finisce più" (frase che a GS mi ha stupito un sacco, l'ha scritta Giovanna su di un'immaginetta che ha regalato a ognuno di noi giessini quando è stata alla tomba di don Giuss).
Non sono persi, né lontani... (beh, fisicamente si, ma "chi porti nel cuore è più vicino di te", come dice Chieffo).

(E speriamo di rimanere su più dei tre mesi già pagati...!!)

Grazie di tutto, Amici!!


Canzone per te
E’ lunga questa notte l’avventura e l’autostrada non finisce mai,
penso a tutte le cose che ho avuto, penso a tutte le cose che mi dai.
La nebbia adesso non mi fa paura e immagino i bambini addormentati,
anche stanotte torno, stai sicura, il giorno ci ritroverà abbracciati.
Penso a tutti gli amici che ho incontrato,
a quelli che non ho saputo amare,
a tutte le canzoni che ho cantato
e a te che non ti stanchi di aspettare.
E’ bella la fatica del lavoro, la contentezza non finisce mai,
penso a tutte le cose che mi hai dato, penso a tutte le cose che mi dai.
I miei passi diventano pensieri e i pensieri diventano Qualcuno,
diventano Te, Padre, grande e buono che per amore hai cominciato il gioco.
Non lasciare che un giorno me ne vada,
dammi sempre la forza di lottare:
è ancora molto lunga questa strada
e ho ancora tanta voglia di cantare...

Canzone del destino
Adesso che sei diventato grande,
adesso che te ne vai,
mi piace guardarti senza farmi vedere,
tanto so che tu lo sai…
va’, non fermarti, attraversa il tuo campo di grano,
no, non voltarti il Destino ti porta lontano, lontano, lontano,
ma lontano non è:
chi porti nel cuore è più vicino di te.
Solo ora mi accorgo di come assomigli a tua madre,
a tua madre più che a me,
tua madre che ride, tua madre che piange,
tua madre senza di te…
va’, non fermarti, attraversa il tuo campo di grano,
no, non voltarti il Destino ti porta lontano, lontano, lontano,
ma lontano non è:
chi porti nel cuore è più vicino di te.
Ricordati sempre il fuoco del viaggio,
il Pane ed il Vino,
gli amici di un tempo e quelli che verranno,
la gioia del cammino…va’, non fermarti, attraversa il tuo campo di grano,
no, non voltarti il Destino ti porta lontano, lontano, lontano,
ma lontano non è:
chi porti nel cuore è più vicino di te.

Claudio Chieffo




PS: sia chiaro che con "Amici" intendo anche i miei parenti!
September 21

Da ClanDestino Zoom n.224 - 20.09.2007

Stavolta Altan ha ragione

L’omarino nasuto e triste fa centro, centrissimo. Dal suo sgabello, in prima pagina di “Repubblica” del 18 settembre scorso, il suddetto glossa: “Emozionatemi, sennò mi tocca di pensare”.
Qualcuno potrebbe storcere il naso – per il colpo generico – ma io invece mi inchino, per la stupenda stoccata generale. Provate a girare il mondo – con un fantastico
wiew – master
, il visorino in bachelite con i dischetti e le immagini da guardare in 3D – e diteci che non è vero.
Emozionati/incavolati per Grillo e i suoi proclami, emozionati/sconvolti per Garlasco, la dolce Chiara e il suo/i suoi carnefici o per la piccola Maddy sparita in Portogallo, emozionati/impegnati per il clima che cambia o la pace che non c’è, emozionati e basta per la moto Gp o per i gol della domenica.....
Tutta un’emozione, un subbuglio di sentire, in cui – a mala pena – si sta a galla. Stop agli eventuali equivoci: l’emozione c’è, è giusta, sboccia come il primo fiore selvatico dopo un lungo inverno.
Ma non può fare il surrogato del pensiero: direbbe, infatti, il Signor De La Palisse che senza pensiero non si pensa.
L’emozione – da sola – è un fuoco ma, alla fine, rischia di non scaldare nessuno, e i fiori selvatici muoiono. Manca il pensiero, non quello (un po’ fasullo) che si fa con la fonte aggrottata, ma quello che ci spinge ad inseguire ciò che cerchiamo veramente.
sdm
 
September 12

Ascoltate!


Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi
piccoli sputi?
E tutto trafelato,
fra le burrasche di polvere meridiana,
si precipita verso Dio,
teme d'essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
supplica
che ci sia assolutamente una stella,
giura
che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi
Cammina inquieto,
fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
"Ora va meglio, è vero?
Non hai più paura?
Sì!?"
Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?
 
Vladimir Majakovskij

 
September 11

Diario di un dolore, C.S. Lewis

Le immagini, devo supporre, hanno una loro utilità, o non sarebbero così diffuse. (Non fa differenza che siano dentro o fuori la mente, ritratti e statue oppure costrutti dell'immaginazione). Ma per me è più evidente il loro pericolo. Le immagini del Sacro diventano facilmente immagini sacre, sacrosante. La mia idea di Dio non è un'idea divina. Deve essere continuamente mandata in frantumi, Ed è Lui stesso a farlo. Lui, il grande iconoclasta. Non potremmo quasi dire che questa frantumazione è uno dei segni della Sua presenza? L'esempio supremo è l'Incarnazione, che lascia distrutte dietro di sé tutte le precedenti idee del Messia. I più sono "offesi" dall'iconoclastia; e beati quelli che non lo sono. Ma la stessa cosa accade nelle nostre preghiere private.
 
Tutta la realtà è iconoclastica. L'amata terrena, già in questa vita, trionfa incessantemente sulla semplice idea che abbiamo di lei. E noi vogliamo che sia così: la vogliamo con tutte le sue resistenze, i suoi difetti, la sua imprevedibilità. Ossia, nella sua realtà solida e indipendente. Ed è questo, e non un'immagine, o un ricordo, che dobbiamo continuare ad amare, dopo che è morta.
 
"Questo", però, non è immaginabile ora. H. e tutti i morti sono, in questo senso, simili a Dio. In questo senso amarla è diventato, nella sua misura, come amare Lui. In entrambi i casi devo tendere le braccia e le mani dell'amore (gli occhi qui non servono) verso la realtà, sforzandomi di superare tutta la mutevole fantasmagoria dei miei pensieri, delle mie passioni, delle mie fantasie. Non devo tenermi pago della fantasmagoria, e adorarla al posto di Lui, o amarla al posto di lei.
 
Non la mia idea di Dio, ma Dio. Non la mia idea di H., ma H. Sì, e anche non la mia idea del mio prossimo, ma il mio prossimo. Forse che non facciamo spesso questo errore con chi è ancora vivo, con chi è accanto a noi nella stessa stanza? Rivolgendo le nostre parole e le nostre azioni non all'uomo vero ma al ritratto, al riassunto, quasi, che ne abbiamo fatto nella nostra mente? E bisogna che lui se ne discosti in modo radicale perchè noi arriviamo ad accorgercene. Nella vita reale (è una delle differenze tra la vita e i romanzi) le sue parole e le sue azioni, a osservarle bene, non sono quasi mai "in carattere", ossia, non rientrano in ciò che chiamiamo il suo personaggio. Nella sua mano c'è sempre una carta di cui non sapevamo nulla.
 
(C.S. Lewis, da Diario di un dolore, Adelphi, pag 74 - 76)
 
September 08

News (un pò Olds, ma non troppo)

Ciao a tutti,
in questi giorni non ho molto tempo (né voglia) di scrivere qui. E' per questo che l'ultimo post risale a 10 giorni fà. 
...Non ho nemmeno raccontato il Meeting. Comunque è stato stupendo. Davvero. Io ci ho lavorato, servizio d'ordine (sorveglianza... che belli i rapporti che sono nati!), ed è proprio collaborare al Regno, è così! Perchè il Regno comincia qui ed è la Verità per cui siamo stati fatti, che massimamente ci corrisponde. E' quell'Uomo la Verità e ci chiede di aderire a Lui. E poi c'è stato Loreto! Il Papa è stato grandioso ed è sorprendente vedere come lo Spirito Santo passi attraverso esperienze che sembrano tanto distanti, (non me ne vogliano gli altri movimenti... né le parrocchie) quasi incompatibili!
In questi giorni invece ho una scelta enorme da fare. L'università. A volte è un pò schiacciante, però sono io che mi faccio mille ostacoli. In realtà è semplice, ma a volte siamo noi che con la nostra fragilità abbiamo come mille lenti di tutte le fatture di fronte agli occhi, e quindi le immagini si vedono un pò sfocate, un pò distorte, di colori diversi. Però poi arriva qualcuno che ti toglie quelle lenti e per un attimo hai tutto chiaro di fronte. (Beh, certo, a volte te le rimetti da solo, anche se non è una mossa intelligente!) Chiedo di affidarmi fino in fondo, io che non lo so fare...
A questo proposito, ho letto "Diario di un dolore" che è spettacolare (Lewis è uno grande!) e quasi sembra che abbia scritto le cose che sapevi ma che non avevi mai detto, a cui non avevi pensato, ma che hai riconosciuto subito come le tue.
(Il collegamento con quello che ho detto prima, lo scoprirete quando posterò qui i brani che ho evidenziato... e vai a trovare il tempo...!)
August 27

Messaggio di don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL,

Cari amici, preghiamo per Claudio Chieffo, che ora vede faccia a faccia il volto buono del Mistero che fa tutte le cose e che egli ha desiderato e cantato per tutta la vita.

La poesia delle sue canzoni ha espresso la passione per la presenza di Cristo come di Colui che svela a ciascuno di noi il significato del dramma della vita, facendosi compagno del cammino al Destino.

Il nostro popolo, educato dal suo canto, continua a camminare nella certezza che «è bella la strada che porta a casa», dove ora don Giussani e don Ricci accolgono Claudio.

Julián Carrón

Rimini, 19 agosto 2007


 

CLAUDIO
è tornato alla casa del Padre

Ringraziamo il Signore
per il dono della sua vita
e per le sue canzoni che da
sempre segnano i passi
della nostra storia.

Ringraziamo tutti gli amici,
in particolare il Movimento di Comunione e Liberazione,
che nel mondo hanno pregato
e ci hanno accompagnato.


    Marta, Martino, Benedetto e Maria Celeste

 

Chieffo

 
Sono appena tornata dal Meeting. Per prima cosa, non posso fare altro che ricordare un Amico, Claudio Chieffo.
Non l'ho mai conosciuto di persona, ma è stato presenza costante nei giorni - con cui misurarsi e maestro del mio canto, perchè è stato anche da lui che ho imparato a cantare mettendoci un pò più me stessa - e soprattutto, grazie alle sue canzoni, punto in cui il mio sguardo riacquista la luce che spesso disperdo in giro, non guardando la meta, perdendo il "punto fermo tra le onde del mare", come ha detto lui, non guardando Cristo.
E invece lui L'ha cantato fino alla fine! Ha cantato la Misericordia fino alla fine. E adesso La guarda, faccia a faccia.
Nella nostalgia e nel dolore per questa perdita (il mio non sarà che un centesimo di milligrammo di quello dei suoi, lo so), non posso che essere piena di gratitudine per il "si" di quest'uomo, Amico!
 

 
“L’uomo fermo davanti al cielo vide che non era solo:
mille angeli di Dio accompagnavano il suo volo.
Era già sera e i poeti e i santi
cantavano la gloria del Signore,
era già sera e scendeva il sole
nel mare che accoglieva il suo respiro.”
Confine, Claudio Chieffo
 
 
 
 
August 14

La voce del silenzio

  
 
 
 

Volevo stare un po' da sola
per pensare tu lo sai,
e ho sentito nel silenzio
una voce dentro me
e tornan vive troppe cose
che credevo morte ormai
e chi ho tanto amato
dal mare del silenzio
ritorna come un'ombra
nei miei occhi,
e quello che mi manca
nel mare del silenzio
mi manca sai molto di più

ci sono cose in un silenzio
che non aspettavo mai
vorrei una voce

ed improvvisamente
ti accorgi che il silenzio
ha il volto delle cose che hai
perduto
e io ti sento amore
ti sento nel mio cuore
stai riprendendo il posto che
tu non avevi perso mai
che non avevi perso mai
che non avevi perso mai!
 
August 12

Grazie ad Annina che l'ha condivisa con me e l'ha messa sul suo blog. Come è vera questa cosa!

"Qualcuno, alla fine, mi ama?"
Questa è la domanda che, volenti o nolenti, ognuno di noi si porta dentro. Rispunta, per quanto rimossa sia, con insopprimibile pressione ogni mattina, dopo la strana parentesi del sonno. Il destino del mio io è strutturalmente legato alla possibilità di trovare una risposta esauriente a questa domanda. Del resto chi di noi non è in ogni atto determinato dal bisogno-desiderio di essere definitivamente amato e di amare definitivamente? Nella definitività di quest'amore sta dunque il mio destino di uomo.

Card. Angelo Scola, patriarca di Venezia

 
August 09

Da Delitto e Castigo, Parte VI, Capitolo 3

Oh, quanto gli era venuta a noia tutta quella storia!
Ma intanto, nonostante tutto, correva da Svidrigàjilov; possibile che si aspettasse da lui qualcosa di nuovo, delle indicazioni, una via d'uscita? Ci si aggrappa anche a una pagliuzza, è vero! Non era forse la sorte, uno strano istinto nascosto, a spingerli l'uno verso l'altro? Forse era semplice stanchezza, semplice disperazione; forse, Svidrigàjilov non serviva a niente, ci sarebbe voluto qualcun altro, e Svidrigàjilov gli veniva in mente solo perchè era lì a portata di mano. E Sònja? Ma perchè avrebbe dovuto andare da Sònja, in quel momento? A chiederle di nuovo le sue lacrime? E poi, Sònja gli faceva paura. Sònja rappresentava una sentenza inesorabile, una decisione definitiva. Si trattava di scegliere: o la strada di Sònja, o la sua.
August 06

da Delitto e Castigo, Parte V, Capitolo IV (voglio essere come Dostoevskij)

Mi ci sono imbattuta in questi giorni (è vero che la letteratura è come un incontro!), leggendo questo libro, di cui spero di parlare in seguito.

Il brano è un pò lungo, però è bellissimo. Non sono riuscita a tagliare parti, anche perchè non solo alcune frasi sono da annotare, ma un pò tutta la situazione che descrive. In realtà mi ricordava cose già vissute (non ho ucciso nessuno, però). E poi, rileggendolo meglio, è pieno di cose grandissime, una su tutte il fatto che c'è un volto che si commuove di fronte a te, che si strugge per il tuo peccato, che ti prende con tutto il tuo male e decide di accompagnarti fino in Siberia, di dividere il tuo cammino e il tuo peccato (il tuo peccato!).

 

 

«Che avete?» domandò Sònja, sempre più impaurita.

Egli non riuscì a pronunziare una sola parola. Non era certo così che si era proposto di comunicare la cosa, e neanche lui capiva che cosa gli stesse succedendo. Sònja gli si avvicinò pian piano, gli sedette accanto sul letto e restò lì in attesa, senza levargli gli occhi di dosso. Il cuore le batteva forte, e a tratti si fermava. La situazione divenne insopportabile: egli girò verso di lei un viso mortalmente pallido; le labbra gli si storsero impotenti, incapaci di pronunziare una sola parola. Il cuore di Sònja si empì di terrore.

 «Che avete?» ripeté scostandosi un po’ da lui.

«Niente, Sònja. Non devi aver paura… Sono tutte sciocchezze! A pensarci bene, sono davvero sciocchezze,» mormorava Raskòlnikov con l’espressione di uno che delira e non sa quel che dice. «Vorrei proprio sapere perché son venuto qui a tormentarti…» aggiunse a un tratto, guardandola. «Davvero… Perché? Continuo a domandarmelo, Sònja…»

Se l’era domandato, forse, un quarto d’ora prima; ma adesso parlava in uno stato di completa prostrazione, di semincoscienza, e con un tremito incessante in tutto il corpo.

«Come vi torturate!…» disse Sònja con pena, osservandolo attentamente.

«Sciocchezze, solo sciocchezze!… Senti, Sònja,» e qui, chissà perché, sorrise per un paio di secondi d’un sorriso lieve, incolore, «ricordi quel che volevo dirti ieri?»

Sònja aspettava con ansia.

«Nell’andar via, ti ho detto che forse ti salutavo per sempre, ma che, se fossi tornato oggi, ti avrei detto… chi ha ucciso Lizavèta.»

Un forte tremito la scosse tutta.

«Ecco, sono venuto a dirtelo.»

«Ma allora parlavate sul serio, ieri…» sussurrò lei a stento. «Come fate a saperlo?» gli chiese poi in fretta, tornata in sé di colpo; e cominciò a respirare affannosamente. Il suo viso si faceva sempre più pallido.

«Lo so.»

Lei non parlò per un minuto.

«Lui lo hanno trovato?» chiese timidamente.

«No, non l’hanno trovato.»

«E allora, come fate a sapere questa cosa?» chiese di nuovo Sònja, con voce appena percettibile, dopo un altro minuto di silenzio.

Raskòlnikov si girò verso di lei e la guardò fissamente.

«Indovina,» disse con lo stesso sorriso storto e scialbo.

Il corpo di lei fu scosso come da una convulsione.

«Ma voi… perché mi… spaventate così?» disse con un sorriso candido, da bambina.

«Significa che sono un suo grande amico… visto che lo so,» proseguì Raskòlninkov continuando a fissarla, come incapace di distogliere gli occhi da lei. «Lui non voleva ucciderla… questa Lizavèta… Lui… l’ha uccisa per caso… Lui voleva uccidere la vecchia… mentre lei era sola… per questo era venuto… Ma in quel momento entrò Lizavèta… E lui la uccise… lì.»

Trascorse un altro minuto raccapricciante. Si guardavano a vicenda.

«Allora, non indovini?» chiese lui a un tratto, sentendosi come se si gettasse giù dall’alto di un campanile.

«N-no,» mormorò Sònja con un filo di voce.

«Guardami bene.»

E appena ebbe detto così, la vecchia, ben nota sensazione gli gelò l’anima: la guardava e all’improvviso fu come se nel suo volto rivedesse quello di Lizavèta. Rammentò chiaramente la sua espressione, mentre le si avvicinava con la scure in mano, e lei indietreggiava verso la parete, col braccio teso in avanti e sul volto un timore infantile, quello dei bambini quando improvvisamente cominciano ad aver paura di qualcosa, fissano inquieti questo qualcosa che li spaventa e poi indietreggiano, tendono avanti una manina e si preparano a piangere. A Sònja successe quasi la stessa cosa: lo guardò per un po’ con la stessa impotenza e la stessa paura, e a un tratto, tendendo avanti il braccio sinistro, gli appoggiò appena appena, lievemente, le dita sul petto e prese ad alzarsi pian piano dal letto, scostandosi da lui sempre di più, mentre il suo sguardo si faceva sempre più fisso e immobile. Lo sgomento di Sònja si comunicò di colpo anche a Raskòlnikov: il medesimo terrore si poteva leggere anche sul suo volto, e anche lui cominciò a guardarla proprio nella stessa maniera, e quasi con lo stesso sorriso infantile.

«Hai indovinato?» mormorò finalmente.

«Dio!» Un gemito penoso eruppe dal petto di Sònja.

Ricadde priva di forze sul letto, con il viso sul guanciale.

Ma dopo un attimo, rapida, si risollevò, gli si avvicinò bruscamente, gli afferrò ambo le mani e stringendogliele forte con le sue dita sottili, come in una morsa, riprese a fissarlo in volto, come se i suoi occhi vi si fossero inchiodati. Con quell’ultimo sguardo disperato voleva leggergli in fondo all’anima, per tentare di cogliervi almeno un’ultima speranza. Ma non c’era nessuna speranza, non rimaneva nessun dubbio: tutto era proprio così! Anche in seguito, più tardi, nel ricordare quell’istante, ciò le pare